Giorgio Gaber fra noi. Con Enrico Deregibus

La grandezza, originalità e attualità di Giorgio Gaber sono state  al centro della  serata  dedicata all'artista - Qualcuno era Giorgio Gaber- presso l'Antica Stamperia Rubattino di Roma Testaccio,  il 9 maggio scorso,  a cura dell'operatore culturale e giornalista Enrico Deregibus. Con la preziosa partecipazione di Paolo Dal Bon, manager di Gaber per lunghi anni e presidente  della Fondazione  Giorgio Gaber. Sono intervenuti con brani recitati e cantati  di Gaber  Piji, Sara Valerio e Ivan Spadoni. 

 

Una serata densa di  contenuti, di ricordi,  di racconti, di note musicali, di storici video d'epoca. Tutto per accendere  una luce  sul Giorgio Gaber artista e Giorgio Gaber uomo. "Estremamente intelligente, ricco di qualità umana,  portatore di energia al suo pubblico- come ha sintetizzato Paolo Dal Bon,   presidente della Fondazione Giorgio Gaber e suo storico manager, nel dialogo /intervista  portato avanti da Enrico Deregibus ,per rendere   omaggio  a una grande figura della  scena musicale italiana dalla fine degli anni 50 a tutti gli anni anni novanta e i primi anni del 2000 (Giorgio Gaber, milanese, di padre di origine istriane, vero cognome  Gaberiscik, viene a mancare nel 2003).

Un protagonista   ironico, raffinato e popolare al tempo stesso, dotato di spirito acuto , sperimentatore  di nuovi generi, come il Teatro Canzone. Un percorso musicale    che parte dal rock and roll e dal  jazz, fino  alle ballate legate a Milano e ai suoi personaggi ; dall'influenza dei chansonnier francesi all'impegno politico , con supporto critico, fino al disincanto, alla ricerca di se stessi , al proprio valore al di là della massificazione. Ha raccontato molto Gaber nei suoi brani e monologhi  della storia italiana , e della percezione degli italiani  della vita e politica, tra pubblico e privato, tra ideologia  e azione.  " Un uomo di sinistra ma non della sinistra".

Una carriera lunga, con tante e proficue  amicizie nel mondo della canzone, da Luigi Tenco  a Jannacci, da Mina a Celentano, oltre al sodalizio creativo con il pittore toscano Sandro Luporini.  Per Gaber la fiamma della popolarità  si è accesa  con la sua partecipazione  nel 1959 al Musichiere con la canzone " Ciao, ti dirò", di Gaber/Tenco, prima canzone in italiano rock e non cover.  Da quel momento  tanta televisione, di qualità, fino alla scelta del teatro - anche per il suo sentirsi ingabbiato da nuovi ritmi televisivi-  e  l'avvio del percorso del Teatro Canzone (anni settanta), di cui viene ritenuto fondatore e  uno dei maggiori ( se non il solo) rappresentante.  Parole e musica  che ruotano intorno a un tema  che scuote sia l'autore che il pubblico stesso. Un impegno sociale  che  nasce insieme all'arte delle parole e del suono. Musica e monologhi teatrali per analizzare società, politica e uomo.  Il Signor G segnò il debutto. 

Attraverso i preziosi e rari filmati dell'artista  , provenienti dall'archivio della Fondazione Gaber ,  si è potuto apprezzare   il genio Gaber , la sua mimica, ironia, il suo saper attrarre l'attenzione , il suo saper  richiamare all'ascolto. Pregiato il filmato che riproduce il  monologo " Qualcuno era comunista" di  grande effetto e verità. "Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo Perché sentiva la necessità di una morale diversa Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno Era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita".

Nella serata, non è mancata la parte live  con la partecipazione  di Piji, cantautore e cultore  della canzone d'autore italiana  (nei giorni prossimi l'uscita  del suo primo album), che ha  anche raccontato del suo legame con l'arte di Gaber. Tra i brani interpretati I Reduci .."E allora è venuto il momento dei lunghi discorsi Ripartire da zero e occuparsi un momento di noi Affrontare la crisi, parlare, parlare e sfogarsi E guardarsi di dentro per sapere chi sei"

Poi Ivan Spadoni ,  giovane  musicista e interprete, fin da piccolo legato  alla buona canzone italiana e attratto da Gaber,   ha interpretato con la sua chitarra " L'illogica allegria "... "E' come  un'illogica allegria di cui non so il motivo non so cosa sia" . Infine grande grinta di Sara Valerio, attrice, autrice e regista, nell'interpretazione del  monologo "L'America" (1976) , satira pungente dell'americanismo e dell'egemonia culturale/politica USA, un' America portatrice di "benessere"  e democrazia, spesso esportata con la forza....."per loro le guerre sono una missione, non le fanno mica per prendere, tz tz tz, per dare, c’è sempre un premio per chi perde la guerra, quasi quasi conviene..". Sembra scritta oggi. 

Due parole sulla  Fondazione Giorgio Gaber :  nasce nel 2006, proseguendo nell’attività svolta dall’omonima Associazione Culturale costituitasi all’indomani della scomparsa dell’artista. Gli obiettivi  sono la divulgazione e la valorizzazione della figura e dell’opera dell’artista rivolta in particolare alle fasce di pubblico più giovane. A Milano, viene organizzato dalla Fondazione il festival "Milano per Gaber", giunto nel 2026 alla XIX edizione, in programma dal 10 al 14 giugno presso il Piccolo Teatro Grassi con spettacoli, incontri e reinterpretazioni teatrali. Il sogno è mantenere viva la figura di Gaber, la sua libertà di pensiero e il suo impegno civile.

Ester Paparozzi Ippolito

Foto Elio Ippolito

L'evento dedicato a Giorgio Gaber rientra  nell’ambito della rassegna "Sopra c'è gente" dell'Antica Stamperia Rubattino.

Prrecedenti appuntamenti  tematici di Enrico Deregibus  dedicati ad artisti o luoghi che fanno parte della migliore storia della nostra canzone  sono stati dedicati a Francesco De Gregori, Luigi Tenco e al Folkstudio. 

 


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