Alla Scala il trittico contemporaneo di danza Solitude Sometimes, Annonciation e Carmen. Le firme Kratz, Prejocaj e De Bana

Tre firme contemporanee e una prima assoluta nel nuovo programma di balletti alla Scala  con le firme di Philippe Kratz nella ripresa di Solitude Sometimes, su musiche di Thom Yorke e Radiohead, di Angelin Preljocaj, con il ritorno dopo oltre vent’anni del suo gioiello coreografico Annonciation, e di Patrick de Bana, con la prima assoluta di una nuova Carmen. Sette le recite, con debutto il 28 febbraio e repliche fino al 12 marzo, precedute da una anteprima benefica riservata alla Fondazione per l’Infanzia Ronald McDonald Italia il 27 febbraio. Per la prima del 28 febbraio in Carmen Nicoletta Manni e Roberto Bolle. 

 C’è un legame, e uno sviluppo creativo, che lega queste  tre firme - Kratz, Prejocaj e De Bana - al Teatro alla Scala e ai suoi danzatori; recente ma già consolidato con Philippe Kratz e Patrick de Bana, più articolato e storico con Angelin Preljocaj: un percorso di incontro e scambio che ha il suo apice in creazioni realizzate appositamente da questi tre autori per e con la Compagnia scaligera. Artista eclettico e sensibile, nome chiave della scena contemporanea fin dagli anni Ottanta del Novecento, con all’attivo oltre sessanta lavori coreografici, Angelin Preljocaj inizia il suo rapporto con la Scala proprio con Annonciation, che per la prima volta nel 2002 concede ad un repertorio italiano, in debutto per il Balletto della Scala al Teatro Smeraldo, poi allo Strehler nel 2003 e in tour al Carlo Felice di Genova nel 2004. Dopo aver concesso alla Compagnia scaligera il debutto nazionale di altri due tra i suoi più acclamati lavori, La Stravaganza nel 2005 e Le Parc nel 2007, Angelin Preljocaj le dedica una creazione: nel 2019 debutta infatti la sua coreografia sul capolavoro di Schubert Winterreise (Viaggio d’inverno). Nasce nel 2023 Solitude Sometimes di Philippe Kratz, ma risale al periodo della pandemia il primo invito alla Scala: fra i migliori nuovi coreografi per l’originalità del suo lavoro, dallo stile molto personale, rimonta il trio conclusivo di SENTieri per Grandi Momenti di danza, registrata da RAI e trasmessa nel febbraio 2021; nel luglio 2021 finalmente con il pubblico in presenza, sarà nel programma di Serata Contemporanea. In questa nuova serata, tra i nomi di rilievo della coreografia contemporanea internazionale il primo invito a Patrick de Bana. Già Principal al Béjart Ballet e alla Compañia Nacional de Danza di Nacho Duato, tra i più interessanti autori del panorama contemporaneo, dalla personalità unica ed eclettica come il suo background, de Bana rimonta The labyrinth of solitude, assolo di grande forza espressiva del 2011, che la Scala presenterà poi al Teatro Arcimboldi (2022) e in tournée a Como. Nel Gala Fracci 2024 viene poi presentato l’assolo In Your Black Eyes creato per Roberto Bolle su musiche di Ezio Bosso. Ora con Carmen, Patrick de Bana firma la sua prima creazione per la Scala, le sue étoiles, i primi ballerini, i solisti e gli artisti del Corpo di Ballo. 

Balletti e Cast

Solitude Sometimes

Catarsi, rinascita, ciclo della vita e resilienza dell’individuo in Solitude Sometimes: tra le sonorità elettroniche di Thom Yorke e dei Radiohead, Philippe Kratz firma nel 2023 la sua prima creazione per il Corpo di Ballo della Scala. Si immerge nella mitologia egiziana per una risalita verso la luce, prendendo spunto dal racconto dell’Amduat e la discesa negli inferi del dio del sole che, purificato, risale in superficie per dar vita a una nuova giornata. Un lavoro astratto nella sua essenza ma popolato di figure simboliche che ritrova in scena i protagonisti della prima assoluta, ma anche artisti che debuttano ora nello stile di Kratz.

L’organico, di 14 ballerini, vedrà Nicoletta Manni (in alternanza con Martina Arduino), Camilla Cerulli, Alessandra Vassallo, Stefania Ballone, Linda Giubelli, Timofej Andrijashenko (in alternanza con Darius Gramada), Claudio Coviello (in alternanza con Saïd Ramos Ponce), Domenico Di Cristo, Christian Fagetti (in alternanza con Frank Aduca), Navrin Turnbull, Andrea Crescenzi (in alternanza con Gabriele Fornaciari), Andrea Risso, Gioacchino Starace, Rinaldo Venuti.

Così commentava il coreografo: “Sono sempre stato attratto dai temi della resilienza, della società che ci circonda, temi che affronto sempre nei miei lavori; qui in particolare siamo partiti dal racconto dell’Amduat: alla fine di ogni giornata il dio del sole, Ra, scende negli inferi e li attraversa durante le dodici ore notturne, incontra alleati, combatte avversari, si purifica e risale in superficie per dare vita a una nuova giornata- le parole del coreografo. "La musica è stato il punto di partenza per decidere il ‘suono’ di questa creazione: ho scelto Thom Yorke e i Radiohead. La mia più grande scoperta a livello di contenuto è stata Pyramid Song, in cui si parla dell’aldilà e si fa proprio riferimento al racconto dell’Amduat. E il palcoscenico in qualche maniera è un aldilà, qualcosa a sé stante, che fa vedere un mondo ideale o astratto o lirico, che esce fuori dalla nostra concezione e ci fa riflettere, ci emoziona, ci spaventa, ci fa innamorare. Ho trovato molto simbolica l’idea dell’aldilà per rappresentare un palcoscenico: il nostro, è una scatola nera in cui si entra, e sarà come il nostro mondo degli inferi”.

Annonciation

Sul toccante mistero della Annunciazione alla Vergine Maria Annonciation, Angelin Preljocaj pone l’attenzione sul rapporto tra spirito e corpo, spazio interiore ed esterno, sullo sconvolgimento dell’apparizione dell’Angelo nell’universo intimo di Maria. Creato nel 1995 e vincitore due anni dopo del “Bessie Award”, per la prima volta nel 2002 viene concesso ad un repertorio italiano, e proprio alla Scala. Dopo oltre vent’anni, il ritorno di Annonciation porterà le nuove generazioni di artisti a misurarsi con un lavoro tra i più emblematici del suo repertorio e della sua cifra stilistica. In scena L’Ange - Virna Toppi in alternanza con Caterina Bianchi e Marie - Benedetta Montefiore in alternanza con Agnese Di Clemente. “Come risuona in noi l'Annunciazione, quel momento chiave che è alla base di un'intera religione, cosa risveglia? Mentre tanti pittori negli ultimi 2000 anni hanno cercato più volte di comprendere il turbinio di simboli contraddittori che è in effetti l'Annunciazione, sorprende che un tema, un soggetto in cui sono così palesemente implicate tante questioni riguardanti il corpo, sia stato quasi del tutto assente dall'arte coreografica. Eppure, quello che troviamo qui, in fondo, è davvero affascinante”.

Annonciation non è solo la parafrasi danzata dell’annunciazione dell’Angelo a Maria. Sottolinea infatti il coreografo che “nell’iconografia tradizionale Maria è spesso rappresentata all’interno di un giardino chiuso che simboleggia la sua verginità. Si tratta di una similitudine che si instaura tra il suo spazio interiore e lo spazio esterno. L’intrusione dell’angelo in questo universo intimo apporta uno sconvolgimento nella sua interiorità. Questa è la ragione per cui, a prescindere dai testi in cui Maria accetta con serenità di sottomettersi agli eventi, numerosi artisti hanno invece trovato una chiave di lettura differente, vedendo in lei dubbi, inquietudine, persino ribellione”. Un evento miracoloso quindi, ma trattato con una semplicità che rimanda a Je Vous salue Marie di Godard, con plasticità e dinamiche tradotte dai gesti e dalle pose delle annunciazioni pittoriche rinascimentali, attraverso le quali viene scandagliato il rapporto tra spirito e corpo.

Carmen

Per il suo primo lavoro cucito sulla Compagnia scaligera e le sue étoiles, de Bana scava tra mitologia, cultura, profumi e icone di una Spagna filtrata dal suo vissuto personale, per far rivivere l’essenza di Carmen, su un tessuto musicale che si basa sulla Carmen Suite di Rodion Ščedrin e trasporta il pubblico nelle radici gitane con le sonorità di Aconteció (di El Pele&Vicente Amigo) e di Ayer en Hoy (di Montse Cortés con Juana la del Pipa).

Ci sono più ‘Spagne’ - commenta de Bana - ma io scelgo questa che viaggia nella mia immaginazione verso il passato e trova nel presente i riflessi della sua ricca cultura e della sua infinita arte. È da questo intimo legame con la Spagna che traggo i primi schizzi della mia Carmen, come una donna dall'antico e accattivante retaggio gitano, ma anche un'eroina appassionata vestita di libertà; un Don José disarmato dall'eredità di un modo perverso di intendere l'amore e, senza dubbio, il destino personificato come un implacabile maestro di cerimonie che li inseguirà in ogni angolo”.

Tre i cast che si alterneranno nei ruoli del balletto: le étoiles Roberto Bolle e Nicoletta Manni, alla prima assoluta del 28 febbraio, poi nelle sere del 1 e 4 marzo; nella recita del 7 marzo Roberto Bolle avrà come partner Alice Mariani, che danzerà anche il ruolo assieme a Nicola Del Freo nelle recite del 4 pomeriggio, del 12 marzo e dell’anteprima; il 6 marzo vedrà nei ruoli di Carmen e Don José Linda Giubelli e Claudio Coviello. Accanto a loro ruotano gli altri protagonisti del balletto e della vicenda stessa: La Morte (Edoardo Caporaletti, poi Navrin Turnbull e Emanuele Cazzato), Il Toro (Andrea Crescenzi, poi Rinaldo Venuti, Domenico Di Cristo), Michaela (Maria Celeste Losa, poi Camilla Cerulli, Madoka Sasaki), il Torero (Marco Agostino poi Gabriele Corrado, Gioacchino Starace), Manuela (Caterina Bianchi, poi Gaia Andreanò, Stefania Ballone) e un mondo di sigaraie, guardie, gitane e gitani a cui darà vita il Corpo di Ballo scaligero, per un lavoro che coinvolge un organico di trenta danzatori, in cui de Bana distilla l’essenza, un’interpretazione viscerale ed emotiva per rivelare nuove sfumature. Inserendo il dramma in una struttura simbolica che amplifica i temi della fatalità, dell’ossessione e della speranza cieca, propone un rito celebrativo, introducendoci negli angoli più oscuri dell’animo umano.

https://www.teatroallascala.org/it/

Foto La Scala , Prove credi Brescia e Amisano Foto 1- Corpo di Ballo Foto 2- Claudio Coviello Foto 3- Agnese Di Clemente Foto 4- Nicoletta Manni e Roberto Bolle


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